ALLOCUZIONE
DEL GRAN MAESTRO DEGLI ARCHITETTI DEL
RITO SIMBOLICO ITALIANO
alla Serenissima G.·.L.·. 2004
Casa Massonica all'Oriente di Torino
22 maggio 2004
OGGI E DOMANI
Ogni volta che giungiamo al termine di un lavoro o di una riunione, cerchiamo
istintivamente di immaginarci quali potranno essere le conseguenze dell’opera
svolta. In proposito, un iniziato di grande saggezza che ho avuto la fortuna
di conoscere era solito, già ottuagenario, ripetere ai suoi discepoli:
“Ricordatevi sempre di accogliere ogni giorno che viene
come un dono e come una sorpresa: così manterrete intatto dentro
di voi il gusto della vita”. Fratelli miei, è veramente
necessario, per mantenere vivi e vitali il nostro Ordine ed il nostro
Rito, che ognuno di noi si aspetti dalle nostre riunioni un dono ed una
sorpresa e che si preoccupi, entrando nel Tempio, di preparare per i Fratelli
un dono ed una sorpresa: il dono di un lavoro fatto nell’interesse
di tutti, la sorpresa di una scoperta da comunicare a tutti. Solo così è possibile sfuggire alla noia ed alla cristallizzazione dell’abitudine e della convenzionalità, solo così è possibile fare in modo che le nostre energie non siano sprecate ma utilizzate per il bene comune: il dono riscalda il cuore, la sorpresa mantiene vivo l’interesse, e così cuore e mente sono impegnati all’unisono nella realizzazione del nostro perfezionamento.
L’aspettativa, il desiderio
di essere ricambiati, è ciò che crea le delusioni anche
nel mondo degli affetti più cari, dove frustrazioni, sensi di colpa
e di rivalsa, per non parlare delle innumerevoli proiezioni reciproche,
derivano proprio dal fatto che il dono non è completamente gratuito
ma si spera sempre di ricevere qualcosa in cambio. Ma l’amore impersonale,
il vero amore radiante, che non è un sentimento ma una emanazione
dell’energia universale, si manifesta quando si dona un fiore ad
una donna senza pretendere che ci ami; si soccorre il bisognoso senza
pretendere gratitudine; si dà la vita ad un figlio senza considerarlo
una nostra proprietà. E tutto ciò non per sentirsi più
bravi di un altro, ma perché il nostro avanzare sul cammino evolutivo
rende impossibile comportarsi diversamente: il servizio non è un
punto di partenza, ma il punto di arrivo di chi aspira alla propria realizzazione
e considera con assoluto distacco tutte quelle che sono le gratificazioni
offerte dal mondo profano, e non solo. Ugualmente importante è
il concetto di sorpresa, di meraviglia, di stupore. Tutto ciò che
è nuovo, inaspettato, sconosciuto, stimola l’attività
e l’inventiva umana ed impedisce tutto ciò che rientra nello
standard e nel convenzionale. Mantenere desto il senso della meraviglia
nei ragazzi e nei giovani è forse la più alta forma di educazione,
e analogo discorso può farsi per quanto concerne la vecchiaia,
in cui tutti i processi sclerotizzanti vengono controbilanciati dal mantenimento
di interessi e curiosità vitali. Ma vi è di più:
il gusto del nuovo favorisce il distacco dalle vecchie forme, dagli schemi
superati, apre la via all’intuizione, all’arte, al genio.
I grandi uomini di tutti i tempi hanno proposto idee e forme nuove, che
destavano stupore e talvolta anche scandalo, ma erano sempre, innovatori,
creatori e non semplici “consumatori” del mondo. “Voi sarete come dèi”, dicono le Scritture, e per avvicinarsi al trascendente, al divino, l’uomo non ha altro mezzo che ubbidire a ciò che gli suggeriscono l’energia dell’amore e gli esempi del Grande Libro della Natura dove può leggere l’evoluzione della vita.
Torino, 22 maggio 2004
Ottavio Gallego |