ALLOCUZIONE
DEL GRAN MAESTRO DEGLI ARCHITETTI DEL
RITO SIMBOLICO ITALIANO
alla Serenissima G.·.L.·. 2003
Roma, “Casa S. Bernardo alle 3 Fontane”, 15 marzo 2003
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RITUALITA' E REALIZZAZIONE Nel linguaggio corrente si usano spesso espressioni come "Questo lavoro non mi consente di realizzarmi"; "Da quando abbiamo avuto il bambino ci sentiamo realizzati"; "Non è facile realizzarsi in un ambiente come il mio"…….e così via. Ciò dimostra quanti equivoci sussistano sul concetto di realizzazione. La gratificazione che può o meno conseguire ad una scelta lavorativa, alla nascita di un figlio, ad un particolare rapporto ed ai più svariati avvenimenti, non costituisce altro che il soddisfacimento di un istinto primario, quello di autoaffermazione, il quale esige che ogni individuo si procuri un proprio spazio in cui esprimersi. E' questa una condizione indispensabile perché l'uomo possa iniziare il suo cammino evolutivo, ma non è detto che debba sempre trattarsi di uno spazio materiale, di cui gli altri rispettano i confini. La libertà dell'uomo è innanzi tutto una libertà interiore e quindi, anche se il mondo esterno gli si dimostra ostile e gli offre ben poche occasioni di esprimersi, è possibile che soggetti dotati di notevoli potenzialità riescano ad affermarsi malgrado ogni difficoltà. Ciò è molto importante perché, come dice Maslow, la possibilità di espressione è il primo passo verso l'autorealizzazione, che, ovviamente, è cosa ben diversa dall'autoaffermazione e interessa un differente stato di coscienza. Infatti per l'uomo realizzarsi significa non solo conoscere, ma soprattutto vivere la Realtà, e in particolare la propria realtà interiore, che egli andrà scoprendo gradualmente attraverso le esperienze della vita, le intuizioni, gli insegnamenti dei Maestri, i suggerimenti che gli pervengono dal mondo della Natura, se e quando è in grado di recepirli. Questa realtà, con le sue infinite potenzialità latenti, è ciò che l'uomo custodisce dentro di sé senza tuttavia averne piena coscienza e consapevolezza, anzi, spesso ignorandola e comportandosi come se tutta la sua vita si svolgesse unicamente nel mondo delle apparenze. E' quindi necessario un processo di crescita interiore grazie al quale dalla forma si passi alla sostanza, e questa sia non solo postulata razionalmente ma sperimentata intuitivamente. Allora cadranno i veli dell'illusione e cesserà la frenetica danza di Maia che trascina nel suo vortice tutti i viventi. Nella calma e nel silenzio, in quello stato superiore di coscienza che viene indicato come "vuoto mentale", l'uomo è in grado di ascoltare la voce del suo SE' e di vivere la sua doppia natura di individuo e di parte dell'umanità. Come si vede, tra affermazione e realizzazione vi è tutto un cammino da compiere, per i vari sentieri che rispecchiano le diversità dei singoli individui e che la Tradizione indica come "Vie della realizzazione". Notiamo subito che il massimo poema religioso indù, la Bhagavad Gita - Il Canto del Beato -, afferma: "Qualunque sia il modo in cui gli uomini vengono a me, in quella guisa io li accetto. Su tutte le vie gli uomini seguono il mio sentiero". Chi parla è Krishna, un'incarnazione di Visnù ed una prefigurazione del Cristo, il quale così ammaestra il discepolo Arjuna: in tal modo, evidenzia come tutta l'umanità tenda a tornare alla fonte primigenia di energia da cui si è separata al momento dell'individuazione, ma per rispetto alle diversità di quest'ultima sono offerte varie possibilità di realizzazione corrispondenti alle caratteristiche, alle attitudini e allo stadio evolutivo di ciascuno. Secondo la Tradizione vi sono sette Vie per la realizzazione spirituale: la Via eroica, la Via della illuminazione, la Via dell'azione, la Via estetica, la Via scientifica, la Via devozionale o mistica, la Via ritualistica o del cerimoniale. La conoscenza di queste diverse Vie che hanno tutte il medesimo scopo è di grande importanza perché rende possibile quella comprensione amorevole che caratterizza la vita spirituale: infatti arrivare a comprendere quale è il percorso più congeniale per noi e quale la strada che seguono gli altri per giungere alla nostra stessa mèta ha come effetto la tolleranza, che costituisce l'unico mezzo per eliminare l'aggressività e la conflittualità. Sembra quasi impossibile, perché in netta contraddizione con quello che è lo scopo della religione (lat. religo=unisco), che i conflitti più estesi e le guerre più sanguinose abbiano origine proprio dai contrasti tra i vari culti e siano proprio le cosiddette "guerre di religione" ad affliggere da sempre l'umanità. Il fatto è che il culto non è la religione, perché questa è unica e universale e destinata a soddisfare un istinto primario ed esistenziale, mentre i singoli culti costituiscono la formalizzazione dei mezzi con i quali i vari popoli in determinate epoche hanno perseguito tale scopo. Ma distaccandosi dal piano dell'essere e scendendo nel mondo delle forme e delle apparenze, la religiosità si è estrinsecata solo a livello di personalità, con tutti i contrasti che ne conseguono. Sono cominciati a sorgere statuti e regolamenti, gerarchie e potere temporale: in altre parole ci siamo mossi su di un piano orizzontale dimenticandoci che l'appagamento dei bisogni spirituali si svolge su un piano verticale. La nostra Istituzione si propone invece di offrire all'uomo i mezzi adatti ad intraprendere un cammino evolutivo appunto in senso verticale, senza ricerca né di potere né di vantaggi materiali, ma solo scegliendo tra le Vie della realizzazione quella che può facilmente adattarsi alle varie tipologie e consentire la crescita interiore del singolo fino ai limiti delle sue possibilità, comprese quelle potenzialità latenti che i Maestri lo aiuteranno a scoprire e ad utilizzare. Questa strada è la Via Ritualistica o del Cerimoniale in cui assume un'importanza basilare l'uso dei simboli. Il Rito Simbolico Italiano in particolare privilegia questi mezzi nei suoi insegnamenti, così come viene fatto in seno all'Istituzione, adeguandosi alla Tradizione pitagorica, squisitamente italica. Non a caso gli appartenenti al R.S.I. usano chiamarsi Maestri Architetti in quanto - fino dai tempi di Pitagora che affermava "Dio geometrizza" - l'uso dei numeri e l'applicazione delle formule matematiche ai grandi fenomeni, cui l'umanità viene progressivamente interessandosi, apre la strada ad un continuo ampliamento delle nostre conoscenze, al quale è auspicabile che corrisponda anche un ampliamento delle nostre coscienze. Tornando alla Via ritualistica, l'uso dei simboli in sé sembrerebbe quasi un compiacimento destinato a soddisfare il livello emozionale, se non fosse per il fatto che il simbolo è l'unico mezzo per comunicare ciò che è ineffabile ed inoltre costituisce il linguaggio dell'inconscio. D'altra parte non bisogna dimenticare che in questa fase esistenziale l'uomo per fare esperienza deve servirsi dei sensi esterni e che un'opportuna stimolazione di questi ultimi è utile per lo sviluppo anche dei cosiddetti sensi interni: così l'allenamento a pratiche meditative con il controllo del corpo e della mente può portare allo sviluppo di facoltà sopite e di poteri perduti, quali l'intuizione, la telepatia, la preveggenza, e così via. Inoltre aumentare la suggestibilità di un soggetto fa sì che questi possa diventare particolarmente sensibile a quegli influssi esterni che, ripetuti, danno luogo a tutta una serie di automatismi mediante i quali è possibile raggiungere sempre più facilmente stati di coscienza superiori e addirittura il silenzio interno. La natura di questi influssi è stata studiata fino dall'antichità, in epoche in cui religione, filosofia e pratiche magiche erano inscindibilmente connesse. Nell'epoca attuale è difficile anche immaginare in che cosa consistessero i Misteri che venivano celebrati in vari luoghi e circostanze e nei quali la ritualità assumeva particolare importanza. Tuttavia anche oggi vi sono riti e cerimonie nei quali si ricorre all'influenza del suono, del colore, dei profumi, dei simboli, dei movimenti ritmici, delle formule e dei mantram per stimolare il livello emozionale e accrescere le capacità di empatia e di identificazione. L'esempio più diffuso e alla portata di tutti è quello delle cerimonie religiose cristiane in cui si fa uso, probabilmente senza la piena consapevolezza dei possibili effetti di certe pratiche, di suoni ripetitivi e autoipnotici quali le litanie, di profumi intensi come l'incenso, di canti liturgici e di tutta una gestualità finalizzata, forse inconsciamente, all'invocazione e alla distribuzione di energie superiori.Ed è proprio la mancanza di una precisa intenzionalità da parte di molti celebranti a far sì che l'uomo moderno sia indotto a disertare o addirittura ridicolizzare certe forme di cerimoniale, con la conseguenza di perderne anche il significato profondo la cui conoscenza gli è indispensabile per vivere coscientemente e pienamente la propria natura umana e al contempo quel che di divino esiste in lui. In un contesto ben diverso, e cioè nel Tempio massonico, rientra fra i compiti dei Maestri l'istruzione degli Apprendisti, per aiutarli a comprendere il profondo significato della ritualità e degli oggetti simbolici, preoccupandosi di far sì che la suggestione delle cerimonie lasci in loro un fondamento indelebile su cui costruire il Tempio interiore. E le sette Vie della Realizzazione, essendo tutte diverse ma indirizzate verso la medesima mèta, rendono possibile la comprensione di quella "diversità nell'unità e unità nella diversità" che contraddistingue la vita sulla terra ma di cui pochi sono consapevoli. Eppure è questa l'energia che sottostà a tutta la manifestazione, sono questi i percorsi che l'uomo deve seguire, scegliendo quello che gli è più congeniale, per realizzarsi, cioè per acquisire la piena coscienza della propria realtà. Per concludere, occorre tener presente che avere ben chiaro il significato dell'unità nella diversità è indispensabile anche sul piano pratico, oltre che su quello spirituale. Infatti nell'èra presente siamo testimoni di un notevole mutamento della vita sociale in cui raramente si fa strada l'individuo isolato e ancor più di rado emerge il genio individuale, mentre assistiamo al ripetersi di conquiste scientifiche ed intellettuali ad opera di gruppi più o meno numerosi e di équipes di specialisti. Per il funzionamento dei gruppi è indispensabile non solo l'armonia dei componenti, ma addirittura la creazione di un'entità nuova, un eggregore o IO di gruppo, la cui mancanza rende vano ogni sforzo diretto ad un lavoro comune. Per la creazione di questo IO di gruppo possono essere necessari comportamenti ripetitivi e sincronizzati, come una certa ritualità, a volte inconsapevole, che si estrinseca nella ripetizione di formule, la coincidenza di orari, una determinata gestualità, il tutto indirizzato ad una finalità condivisa dai singoli. La
necessità di comuni linee di condotta si manifesta nelle più svariate
attività umane, dai giochi infantili, alla ricerca scientifica. Così si
anticipa quella che riteniamo essere l'ultima esperienza di questa fase
esistenziale: la scomparsa della personalità ed il potenziamento del SE'. Ottavio Gallego Roma, 15 marzo 2003 |