RITO SIMBOLICO ITALIANO 

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ALLOCUZIONE
DEL GRAN MAESTRO DEGLI ARCHITETTI DEL
RITO SIMBOLICO ITALIANO


alla Serenissima G.·.L.·. 2001
Belmonte Calabro, Villaggio Albergo Belmonte (VAB), 19 maggio 2001



Il S.·.G.·.M.·. Ottavio Gallego


Abbiamo scelto questa splendida località calabrese come sede della Gran Loggia 2001 del Rito Simbolico Italiano per due motivi: prima di tutto per offrire una manifestazione di fraterna stima e solidarietà a quei Fratelli che più di altri sono stati vittima dei pregiudizi e dei preconcetti diffusi tra coloro che non conoscendo la nostra Istituzione si arrogano il diritto di giudicarla; in secondo luogo perché questa terra è stata scelta dal nostro mitico Maestro Pitagora per diffondere la sua dottrina, che costituisce ancora la base tradizionale del nostro Rito.

Abbiamo anche voluto seguire l’esempio offertoci dall’Ordine per aprire le porte dei nostri Templi a chiunque voglia acquisire elementi di conoscenza delle nostre tradizioni, atti a dissipare quell’ignoranza che è la causa di tutti i mali e che ha determinato tanti episodi di intolleranza nei nostri confronti. Al contrario, è proprio la tolleranza che caratterizza il nostro modo di pensare e di operare, seguendo l’antico precetto che ci è stato tramandato, secondo il quale ad ogni uomo desideroso di evolversi viene insegnato: "Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e Dio".

Noi Massoni non pretendiamo di essere gli unici depositari della Verità, anche se è per noi di primaria importanza impegnarci nella ricerca sempre più approfondita di quella parte di essa che le nostre forze ci consentono di raggiungere. Al tempo stesso dobbiamo aprire cuore e mente alla verità degli altri per avere una visione sempre più ampia della Verità in assoluto, che uno dei nostri Maestri ha paragonato ad un diamante dalle infinite sfaccettature: ognuno di noi, dalla posizione in cui si trova, può vedere solo alcune di esse, ma integrando e armonizzando questa visione con quella degli altri la sua conoscenza può ampliarsi e le sue energie armonizzarsi con quelle cosmiche.

Ed è proprio per questo che intendiamo aprire quanto più possibile le porte dei nostri Templi perché sempre più numerosi siano coloro che, inizialmente per curiosità ma in seguito forse per un genuino desiderio, si affiancheranno a noi nella costruzione del Tempio dello spirito e cercheranno la propria via verso la realizzazione. Una di queste Vie tradizionali è quella indicata e seguita appunto da Pitagora, al quale si attribuisce il detto "Dio geometrizza": ed infatti nel mondo moderno è la Via Scientifica quella che può apparire più congeniale, soprattutto ai giovani, il cui avvenire sta particolarmente a cuore alla nostra Istituzione, che vorrebbe farne dei "costruttori" anziché dei "consumatori" del Mondo.

All’interno del Grande Oriente d’Italia — Palazzo Giustiniani — esistono vari Riti di perfezionamento, riservati ai Fratelli Maestri; questi Riti si sviluppano attraverso le varie strade che conducono ad una medesima mèta, ottemperando al principio che possiamo così sintetizzare: "Unità nella diversità e diversità nell’unità". Fra questi, il Rito Simbolico Italiano si avvale, come dice il suo nome, della scienza dei simboli indicati dalla Tradizione pitagorica, quali accumulatori di energie biopsichiche, strumenti di comunicazione di concetti che vanno al di là della mente, veicoli della trasmissione delle conoscenze accumulate dall’umanità nel corso dei secoli.

Il Rito Simbolico Italiano è sorto l’8 ottobre 1859, data in cui fu fondata in Torino la Loggia Madre "Ausonia", che, a differenza di tutte le altre Logge esistenti in Italia fino a quel momento, rivendicava origini e caratteristiche nazionali, affrancandosi dalla dipendenza da Massonerie straniere. Dall’Ausonia partì un vigoroso impulso verso gli ideali risorgimentali, così come spiegato in dettaglio nel testo che oggi abbiamo l’onore di presentare e che si deve all’impegno del Fratello Pietro Buscalioni, che all’inizio del ‘900 raccolse e riordinò una grande quantità di preziosi documenti per dimostrare sia l’italianità della Loggia Ausonia, sia il contributo che essa offrì tramite i suoi iscritti al Risorgimento e alla Massoneria italiana.

Il Consiglio di Presidenza ed io abbiamo ritenuto opportuna ed importante la pubblicazione di quest’opera in un momento in cui l’unità nazionale è minacciata da una disgregazione tanto più pericolosa in quanto l’erosione del senso di appartenenza avviene all’interno del gruppo sociale: e si sa che il sentimento di fratellanza universale non deve escludere ma potenziare i legami tra i gruppi più ristretti.

Ciò mi ha indotto ad una serie di considerazioni che ho illustrato nella prefazione a questo libro. Innanzi tutto, mi sembra che attualmente il compito della Massoneria non sia più volto a favorire un risorgimento nazionale dal punto di vista politico e sociale — anche se ce ne sarebbe bisogno — bensì quello di stimolare una rinascita interiore, dopo la distruzione di tutto ciò che è di ostacolo all’evoluzione umana, quindi un risorgimento etico. E come la mitica Fenice rinasce dalle proprie ceneri dopo aver sperimentato il fuoco purificatore, così anche noi dovremmo dare alle fiamme il superfluo e rialzarci "rinati" dalla bara di Hiram.

Sono questi simboli, come tutto il simbolismo che appartiene alla facoltà psichica dell’intuizione, che possono indicarci la via mediante la quale potremo iniziare il nostro "risorgimento", la nostra rinascita che abbiamo già sperimentato quando, al momento dell’iniziazione, abbiamo lasciato che il profano morisse per far nascere il Massone. E che si debba seguire un cammino tradizionale, usando mezzi diversi da quelli di cui ci serviamo nella vita di ogni giorno, è indispensabile per poter sfuggire alle trappole della dualità che distingue tra bene e male e identifica l’etica nella morale corrente.

Ma la psicologia e la filosofia ci insegnano che gli opposti debbono essere vissuti non come contrari ma come complementari: nelle ore dell’alba e del crepuscolo, chi mai è in grado di dire in quale preciso momento la notte diventa giorno e viceversa? E la sociologia e la storia ci insegnano come ciò che è considerato "bene" in una certa epoca e in un certo luogo sia "male" in luoghi e tempi diversi, perché la morale è un prodotto della società e non della natura umana. Questa invece conosce, in maniera più o meno consapevole, i principi immutabili e fondamentali correlati ai suoi istinti vitali ed al progetto evolutivo del Grande Architetto dell’Universo: è perciò compito di ciascun uomo tendere alla consapevolezza e mantenere questa tensione durante tutto il suo arco esistenziale.

Ed è compito della Massoneria aiutarlo a riconquistare la sua libertà distruggendo i pregiudizi ed i preconcetti che lo tengono prigioniero: perciò da sempre la Massoneria si pone contro corrente rispetto all’andazzo politico e sociale, per far sì che l’uomo prenda coscienza dell’assurdità di certe imposizioni e, abbandonando i "metalli" al momento della sua iniziazione, faccia seguire alla presa di coscienza la volontà di liberarsi da tutti quei condizionamenti che ostacolano un giusto operare. Ed infatti la giustizia, anche secondo il concetto evangelico, non è dare a tutti la stessa cosa, bensì dare ad ognuno il suo: essa corrisponde all’altro concetto che la Massoneria propugna insieme alla libertà, e cioè l’uguaglianza fra tutti gli uomini.

Ottavio Gallego
Gran Maestro degli Architetti
del Rito Simbolico Italiano

Belmonte Calabro, 19 maggio 2001



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